Panorama Monassterace Superiore
Tempio Antica Kaulon
Alba sulla Spiaggia di Monasterace

Monasterace

Monasterace (Monasteraki  in greco-calabro) è un comune italiano di 3.511 abitanti della provincia di Reggio Calabria in Calabria.

Descrizione

E' compresa nell'area di Punta Stilo a Monasterace, affacciata sul Mare Jonio, in Calabria, Italia. I primi veri rinvenimenti della nostra civiltà risalgono al 1890, per merito di Paolo Orsi, che rinvenne in prossimità della spiaggia di Monasterace Marina, i resti monumentali di un grande tempio dorico. L'insediamento è di origine greca, avvenuta nel VII Sec AC. La tradizione vuole che la città sia stata fondata da Kaulon (da cui il nome), figlio della amazzone Clete, al tempo della guerra di Troia. Kaulon come centro urbano, si espandeva, nell'attuale territorio di Monasterace Marina, dal promontorio Cocinto che oggi ospita il faro a cui alla base si trova il Tempio dorico ed il porto oramai sommerso dalle acque dello Jonio, fino ai colli del Tarsinale e contrada Lambrosi. Il tutto era circondato da una cinta muraria con 12 torri, ritrovata da Paolo Orsi.

La cinta muraria variava dai 2 ai 5 metri, a secondo il grado di pericolosità di incursione. Delle torri, non rimane ad oggi nulla, poichè in epoche successive alla distruzione da parte dei campani nel 277 aC, il materiale è stato usato per altri edifici, tra cui la Cattolica a Stilo. I quartieri erano quello di Cocinto, Passoliera, Piazzetta, Neapolis Settentrionale e Meridionale, per una superficie di circa 50 ettari e 3.000 metri di perimetro. 

Storia

La leggenda narra che nell'VIII secolo a.C., Caulone, figlio dell'amazzone Cleta, approdò sulle coste antistanti l'odierna Monasterace Marina. Sorta nei pressi delle rovine dell’antica Caulonia, si sviluppò attorno a un grande monastero dei cavalieri di Rodi, che in seguito furono detti di Malta ed ebbero in feudo la zona. Il toponimo, attestato nel XVI secolo nella forma Monasteriaci, deriva dal greco “manasteràkion”, diminutivo di “monastèrion”, ‘convento, monastero’. Possedimento di Luigi Caracciolo, che la perse per fellonia nella seconda metà del Quattrocento, appartenne successivamente al conte Concublet di Arena, a Guglielmo Monaco di Cosenza e ai Galeota che, insigniti del titolo di principi, la tennero fino alla metà del XVII secolo. Con le riforme amministrative attuate dai francesi, all’inizio dell’Ottocento, venne inclusa dapprima tra le università del cosiddetto governo di Badolato e poi tra i comuni del circondario di Stilo. I Borboni, tornati sul regno di Napoli, all’indomani del congresso di Vienna, la trasferirono dalla provincia di Catanzaro a quella di Reggio di Calabria, allora istituita. Tra le testimonianze storico-architettoniche spiccano: la chiesa parrocchiale; i ruderi del castello e di altre fortificazioni, del XV-XVI secolo, e le rovine di mura, di templi (tra cui i resti del tempio dorico di Apollo Katharsios o Zeus Hamarios, del VI-V secolo a.C.) e di costruzioni varie, appartenute alla greca Caulonia, a Marina.

"Dalle torri di guardia sulle coste di Monasterace, Punta Stilo, Sant’Antonio etc. i guardiani sorvegliavano il mare. La presenza di navi sospette, o la minaccia di sbarchi, veniva segnalata subito a Stilo con colpi di cannone o segnali di corno. Quando quei pirati disumani riuscivano a entrare in città, tutti gli abitanti correvano a rifugiarsi sul monte Consolino che coi suoi 340 metri sovrasta la città e coi suoi dirupi scoscesi rende pressoché impossibile l’assalto da parte del nemico." Gerhard vom Rath, 1971

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